Il licenziamento per giusta causa e giustificato motivo

Il licenziamento per giusta causa e giustificato motivo

Yzma ne ha combinata un’altra delle sue: ha approfittato dell’assenza dell’imperatore per sedersi sul trono e dare ordini al suo posto. L’imperatore se n’è accorto e l’ha licenziata arbitrariamente. Quando la povera consigliera gli ha chiesto spiegazioni, Kuzco ha risposto:  “rientri nella riduzione del personale, divergenza di intenti, conflitto d’interessi, scegli la tua versione… ne ho altre!”.
Yzma deve quindi fare i conti con il licenziamento disciplinare, una tipologia di recesso unilaterale dal contratto di lavoro che comprende sia il licenziamento per giusta causa (ex art. 2119 c.c.) che quello per giustificato motivo soggettivo (ex art. 3 della legge 604/1966).
Si parla di giusta causa quando il lavoratore ha commesso un fatto talmente grave da non permettere nemmeno in maniera provvisoria la prosecuzione del rapporto di lavoro, che quindi si interrompe senza necessità di preavviso (il numero minimo di giorni che deve trascorrere tra il momento del licenziamento e il momento in cui il lavoratore effettivamente cessa l’attività lavorativa). È questo il nostro caso: l’imperatore ritiene che Yzma abbia commesso un fatto talmente grave da giustificare un licenziamento in tronco, senza alcun preavviso!
Si parla invece di giustificato motivo soggettivo quando il lavoratore commette delle infrazioni meno gravi ma comunque in grado di interrompere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. In tale ipotesi, il datore di lavoro può interrompere il rapporto di lavoro ma è obbligato a rispettare un termine di preavviso: ciò significa che tra il momento del licenziamento e quello dell’interruzione del rapporto di lavoro deve trascorrere un numero di giorni minimo indicato nei contratti collettivi. L’imperatore, purtroppo, ritiene che Yzma abbia commesso un inadempimento troppo grave e quindi la povera consigliera non ha avuto modo di ricevere alcun preavviso.
Il rapporto fra Yzma e l’imperatore sembra alquanto compromesso dopo che quest’ultimo l’ha trovata sul trono. Tutto sommato però Yzma, essendo consigliera dell’imperatore ed essendo questo assente, stava soltanto adempiendo alle sue mansioni… anche se a modo suo! Yzma potrebbe quindi impugnare il licenziamento…
Ai sensi dell’art 6 Legge 15 luglio 1966 n. 604, quando il lavoratore ritiene che il licenziamento sia ingiusto è tenuto ad impugnarlo entro 60 giorni, inviando al datore di lavoro una comunicazione con la quale rende noto che intende contestare il licenziamento. Il termine per impugnare si calcola a partire:
• dal momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione del licenziamento (se questa contiene anche le motivazioni della decisione del datore di lavoro)
• dal momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione dei motivi di licenziamento (se all’atto del licenziamento questi motivi non c’erano).
Nel nostro caso, il termine si calcola a partire dalla strigliata, e dal conseguente licenziamento, da parte di Kuzco nei confronti di Yzma. Nei successivi 180 giorni il lavoratore deve:
• depositare il ricorso nella cancelleria del tribunale impugnando davanti al giudice il licenziamento;
• comunicare al datore di lavoro la richiesta di un tentativo di conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro oppure una richiesta di arbitrato.
Dato il brutto carattere di Kuzco però, qualsiasi tentativo di conciliazione andrà sicuramente a vuoto. A Yzma non resta che la via giudiziaria.
Articolo scritto da A.F. 

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