Il reato colposo

Il reato colposo

Il giovane Hercules era un grande pasticcione e un giorno, mentre era in città con il padre, giocava a frisbee con i ragazzi del posto. Lo lanciò ma in un secondo tutto il colonnato era in frantumi, senza che lui volesse causare alcun danno. Poverò Hercules, che colposo dispiacere!
Proprio sulla base di ciò, possiamo concludere che il caro Hercules è imputabile un reato colposo.
Infatti, se andiamo a leggere l’art.43 c.p. apprendiamo che:
Il delitto è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. “ Al comma successivo, viene poi ribadito che la distinzione fra reato colposo e doloso si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico. “
Difatti la colpa si configura quale criterio di attribuzione soggettiva della responsabilità penale che si differenzia dal dolo in quanto è caratterizzato dall’assenza della volontà in ordine all’evento ( se Hercules avesse voluto distruggere il colonnato perché voleva fare una bravata, il reato avrebbe avuto la configurazione di doloso, ma nel caso di cui sopra l’elemento della volontarietà manca).
Da notare che dottrina e giurisprudenza concordano nell’estendere la nozione di colpa includendo tutti gli elementi del fatto tipico (condotta, evento, causalità), così da poter ricomprendere anche i reati di pura condotta (che consistono nel compimento dell’azione o dell’omissione vietata, come l’ingiuria).
Un ulteriore segno opposto rispetto al dolo è dato dal fatto che la colpa non costituisce un criterio normale d’attribuzione della responsabilità penale in quanto tale titolo di responsabilità deve essere espressamente previsto dal legislatore (si veda a tal proposito l’art. 42 cp).

Gli elementi essenziali della colpa sono:
1) l’assenza di volontà di alcuni o di tutti gli elementi del fatto tipico, o quantomeno dell’evento offensivo;
2) la realizzazione di una
condotta che sia oggettivamente contraria a regole cautelari derivanti da massime di esperienza (prudenza, diligenza e perizia) o da fonti normative generali (leggi e regolamenti) o individuali (ordini);
3)
l’attribuibilità psichica della condotta contraria alle regole cautelari.

La dottrina ha permesso inoltre di sottolineare una serie di aspetti peculiari della colpa rispetto al dolo se si guarda al profilo della suitas. Infatti, se il reato doloso implica la coscienza e volontà effettive del fatto, ai fini dell’integrazione del reato colposo, basta la prevedibilità o la evitabilità del fatto. A pensarci bene, i casi di reati colposi commessi senza un’effettiva coscienza e volontà del fatto sono all’ordine del giorno, pensiamo agli atti istintivi, riflessi, abituali o commessi per dimenticanza: qui il nostro Hercules non è certamente da meno, e lo si evince dall’episodio che abbiamo citato poco fa.

Sotto il profilo del nesso causale, è necessario che il risultato del comportamento antidoveroso sia la concretizzazione del rischio che la norma cautelare intendeva prevenire. Di certo è molto difficle ravvisare il nesso di causalità se si pensa all’ipotesi per cui l’evento lesivo si sarebbe verificato anche qualora fosse stata tenuta una condotta rispettosa delle norme cautelari.

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