Il tentativo (parte 1)

Il tentativo (parte 1)

Anastasia, prima di poter abbracciare Dimitri sulla Senna, ha dovuto affrontare numerose peripezie. Durante il lungo viaggio che la porterà a ritrovare l’amata nonna, infatti, il perfido e crudele monaco Rasputin cercherà in tutti i modi di ucciderla.

Possiamo ricordare, ad esempio, quando Rasputin, entrando nella mente della granduchessa, cerca di farla saltare in mare dal ponte della nave su cui si trova, senza tuttavia riuscirci grazie al tempestivo intervento di Dimitri.

Oppure quando Rasputin tenta di far cadere Anastasia nella Senna, sgretolando il ponte sui cui entrambi si trovano. Anche in questo caso, Anastasia riesce a salvarsi e a sconfiggere il diabolico monaco.

In entrambi gli episodi citati, l’istituto giuridico che viene in rilievo è quello del tentativo (di omicidio).

In base all’art. 56 c.p.  primo comma “Chi (Rasputin) compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto (es. omicidio), risponde di delitto tentato (es. tentato omicidio), se l’azione non si compie o l’evento non si verifica”

Il delitto tentato costituisce il prius logico e cronologico del delitto consumato e configura un autonomo titolo di reato (data l’autonomia della fattispecie tentata rispetto alla corrispondente fattispecie consumata), derivante dalla combinazione dell’art. 56 c.p. con la singola norma incriminatrice di parte speciale (es. art. 56+ art. 575 c.p.=tentato omicidio).

Per quanto riguardo il fondamento della punibilità del tentativo, secondo alcuna parte della dottrina essa deve ricercarsi nella esposizione a pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice (ad es. Rasputin tentando di uccidere Anastasia, non determina una lesione ma un pericolo per il bene giuridico “vita” protetto dall’art. 575 c.p.). Secondo altri invece, in un’ottica soggettiva, il tentativo è manifestazione di una volontà ribelle dell’agente, come tale meritevole di punizione.

Passando alla struttura del tentativo, dall’art. 56 c.p. è possibile ricavare i suoi tre elementi costitutivi:

a) mancato compimento dell’azione o mancato verificarsi dell’evento, che porta alla distinzione tra tentativo incompiuto (se l’azione non si compie) e tentativo compiuto (se l’evento non si verifica).

Si ha tentativo incompiuto, quindi, quando l’agente pone in essere solo una parte della condotta criminosa, senza riuscire a portarla a termine (ad es. Rasputin ha in mano una pistola puntata contro Anastasia, sta per premere il grilletto ma Dimitri glielo impedisce, dandogli un colpo in testa).

Si ha tentativo compiuto, invece, quando l’evento non si realizza, pur avendo l’agente portato a termine la sua condotta criminosa (ad. es. Rasputin distrugge il ponte, ma non riesce a far cadere e a far annegare Anastasia nella Senna).

b) idoneità degli atti (chi compie atti idonei…..a commettere un delitto). Si richiede, quindi, che gli atti posti in essere dall’agente abbiano una potenzialità offensiva effettiva, essendo tali da realizzare un concreto pericolo per il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice. Se ad esempio Rasputin ferisse Anastasia lanciandole contro un incantesimo mortale senza tuttavia riuscire ad ucciderla, tale atto potrebbe considerarsi idoneo a commettere il delitto di omicidio.

È opportuno precisare che il giudizio di idoneità degli atti deve essere svolto: ex ante, in base alla c.d. prognosi postuma, dovendo l’interprete collocarsi idealmente al momento dell’azione; in concreto; su base totale (secondo parte della dottrina), essendo necessario considerare tutte le circostanze esistenti al momento dell’azione, e non solo le circostanze esistenti e conosciute dall’agente o conoscibili da un osservatore imparziale (giudizio a base parziale).

c) univocità degli atti (chi compie…..atti diretti in modo non equivoco a commettere un delitto). Secondo parte degli interpreti, la direzione univoca degli atti rappresenta una caratteristica oggettiva dell’azione. Ne consegue che l’atto può ritenersi univoco quando rivela il fine e l’intenzione dell’agente ed è obiettivamente diretto a realizzare il reato secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit.

…To be continued…

M.S.

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