

Nel mondo di "Hercules", il pericolo per l'Olimpo non nasce all'improvviso. Non è solo Ade a rappresentare la minaccia, ma l'alleanza che riesce a costruire: senza i Titani, il suo piano non avrebbe la stessa forza distruttiva.
Ed anche in questo un caso occorre fermarci e guardare il tutto con le lenti del diritto internazionale!
Perché, se è intuitivo attribuire la responsabilità a chi organizza un attacco, lo è molto meno capire se e quando debba rispondere anche chi aiuta, facilita o semplicemente rende possibile quell'azione.
Nel diritto internazionale la risposta è chiara: in molti casi, sì.
La responsabilità internazionale: cosa succede quando uno Stato viola il diritto?
Nel diritto internazionale, la responsabilità da fatto illecito segna il passaggio da una situazione di normalità, regolata dalle cosiddette norme primarie, a una fase patologica, in cui l'ordinamento reagisce alla loro violazione.
Più semplicemente: le norme primarie dicono agli Stati cosa devono o non devono fare e le norme sulla responsabilità stabiliscono cosa succede quando queste regole vengono violate.
Si tratta quindi di norme secondarie, che non impongono direttamente comportamenti, ma disciplinano le conseguenze giuridiche dell'illecito.
Questa materia, di origine consuetudinaria, è contenuta nel Progetto di articoli sulla responsabilità internazionale degli Stati (2001), elaborato dalla Commissione di diritto internazionale. Pur non essendo formalmente vincolante, questo testo rappresenta oggi il principale punto di riferimento.
Il principio fondamentale è espresso dall'art. 1:
"Ogni atto internazionalmente illecito di uno Stato comporta la sua responsabilità internazionale."
Quando nasce un illecito internazionale?
Tuttavia, non ogni comportamento scorretto genera responsabilità internazionale. Affinché ciò accada, devono essere presenti due elementi fondamentali (art. 2 del Progetto).
Il primo è l'imputazione della condotta allo Stato: gli Stati non agiscono materialmente, lo fanno attraverso persone, organi e istituzioni. Il diritto internazionale deve, quindi, stabilire quando il comportamento di questi soggetti può essere considerato comportamento dello Stato stesso.
Il secondo è la violazione di un obbligo internazionale: non basta agire, ma è necessario che quell'azione (o omissione) contrasti con una regola giuridica internazionale.
Solo quando questi due elementi si combinano nasce un illecito internazionale, e quindi la responsabilità dello Stato.
La complicità nel diritto internazionale
Per molto tempo si è pensato che la responsabilità riguardasse solo chi commette direttamente l'illecito. Tuttavia, il diritto internazionale moderno ha superato questa visione.
L'art. 16 del Progetto introduce la figura della "complicità", stabilendo che uno Stato può essere responsabile anche quando non è l'autore principale, ma contribuisce alla violazione commessa da un altro Stato.
Questa regola riflette la realtà delle relazioni internazionali: spesso gli illeciti non sono azioni isolate, ma il risultato di cooperazioni, alleanze e supporti indiretti.
Quando si è complici?
Per parlare di complicità, devono esserci due elementi essenziali.
Il primo è un contributo concreto: lo Stato deve aiutare o assistere l'autore dell'illecito. Questo aiuto può assumere molte forme: fornire mezzi, supporto logistico, o anche semplicemente non intervenire quando sarebbe rilevante farlo. Non è necessario che l'aiuto sia decisivo, ma è sufficiente che faciliti l'illecito.
Il secondo è la consapevolezza: lo Stato complice deve sapere che sta contribuendo a un comportamento illecito. Non è necessario che condivida l'obiettivo o che desideri il risultato, basta che sia consapevole della situazione.
A ciò si aggiunge un'ultima condizione: lo Stato complice deve essere destinatario dello stesso obbligo violato dallo Stato principale.
Ne deriva una responsabilità particolare: dipende dall'illecito principale, ma è anche autonoma, perché ogni Stato risponde del proprio contributo!
La complicità in Hercules: anche chi aiuta diventa responsabile
Tornando a Hercules, il parallelismo salta subito all'occhio. Ade è l'ideatore del piano: vuole rovesciare l'ordine dell'Olimpo, ma per farlo ha bisogno dei Titani, che libera e utilizza come forza distruttiva.
I Titani, infatti, non hanno ideato il piano, ma partecipano attivamente, sanno cosa stanno facendo e rendono possibile l'attacco!
Se leggiamo questa situazione alla luce del diritto internazionale Ade è lo "Stato" autore principale dell'illecito e i Titani rappresentano gli "Stati complici".
Il loro contributo è materiale (l'attacco) e consapevole. Proprio per questo, anche se non sono i "cervelli" dell'operazione, diventano responsabili. Il problema non è solo chi costruisce il piano, ma chi decide di prenderne parte.
E la conclusione, nel diritto come nella fiaba, è inevitabile ed il diritto internazionale ci da un messaggio chiaro: aiutare chi viola il diritto significa condividere, almeno in parte, la responsabilità delle sue azioni!







Che bell'articolo, bravisisma!