

Nelle fiabe, l’oceano è il palcoscenico delle avventure più straordinarie: può nascondere un magico reame sommerso, rivelarsi un abisso insidioso dove si nascondono tesori preziosi e ben altro.
Ma vi siete mai chiesti quali regole si applicherebbero a questi mondi se esistessero nella realtà?
A tracciare i confini giuridici tra sirene, pesci pagliaccio e semidei interviene la Convenzione di Montego Bay (UNCLOS) del 1982, il vero pilastro del diritto internazionale del mare.
Per diritto internazionale del mare si indica quel complesso di regole che disciplinano i poteri degli stati nei vari spazi marini e le modalità attraverso le quali delimitare gli spazi marini in questione.
Preparatevi a salpare: scoprirete che il mare non è tutto uguale e che le regole cambiano a seconda di quanto ci allontaniamo dalla costa.
Lo specchio d'acqua che si trova tra la terraferma e la linea di base è acqua interna (vedi foto). Le acque interne sono ancora territorio dello stato rispetto al quale il diritto internazionale non dice nulla.

1. Il Mare Territoriale (0 – 12 miglia nautiche)
Iniziamo dalla zona più vicina alla costa analizzando cos'è il mare territoriale. È la fascia di mare che si estende dalla linea di base fino ad un massimo di 12 miglia nautiche nella quale lo Stato esercita la sua sovranità.
La linea di base separa idealmente il territorio dello Stato dagli spazi marini regolati dal diritto internazionale.
In particolare, l'articolo 2 della Convenzione di Montego Bay afferma:
"La sovranità dello Stato costiero si estende, al di là del suo territorio e delle sue acque interne, ad una fascia di mare adiacente alle coste denominata mare territoriale".
Il regno di Atlantica è la perfetta rappresentazione del mare territoriale. Re Tritone esercita la sua sovranità su questo spazio: governa i fondali, la colonna d’acqua e persino lo spazio aereo sovrastante (impedendo ad Ariel di salire in superficie).
Tuttavia, questa sovranità non è piena, ma ci sono dei limiti.
Uno di questi è rappresentato dal diritto di passaggio inoffensivo. L'art. 17 stabilisce che le navi di tutti gli Stati hanno il diritto di attraversare il mare territoriale, purché il passaggio sia continuo, rapido e non rechi pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero.
Infatti, quando la nave del Principe Eric naviga sopra Atlantica non sta compiendo un atto di guerra o un’invasione. Sta semplicemente esercitando il suo diritto di passaggio inoffensivo. Finché i marinai si limitano a cantare e navigare senza gettare reti, effettuare ricerche non autorizzate o minacciare il regno, Re Tritone non può (giuridicamente) intervenire.
Tale passaggio, come afferma la norma, deve avere delle precise caratteristiche:
- deve essere continuo e rapido, cioè deve essere un attraversamento e non si può stazionare nel mare territoriale.
- il passaggio deve essere, ex art. 19, inoffensivo, da intendersi che esso è inoffensivo fintanto che "non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero".
2. La zona contigua (12 – 24 miglia nautiche)
Il mare territoriale può estendersi fino ad un massimo di 12 miglia a partire dalla linea di base. Superate le 12 miglia può esservi una fascia di mare denominata zona contigua, ossia una fascia adiacente al mare territoriale ove
"Lo Stato costiero può esercitare il controllo necessario al fine di prevenire e punire le violazioni delle proprie leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari e di immigrazione" (art. 33 della Convenzione).
La zona contigua si estende per un massimo di 24 miglia nautiche a partire dalla linea di base. Nella zona contigua lo Stato costiero non esercita poteri sovrani, ma ha dei poteri limitati, quali quelli relativi alla vigilanza doganale, fiscale, alle regole relative all'immigrazione.
L'istituzione della zona contigua non è automatica, in quanto deve essere lo Stato ad istituirla attraverso un atto unilaterale, la cosiddetta formale dichiarazione.
Se il Principe Eric, ad esempio, non ha mai firmato questa dichiarazione, la Zona Contigua nel suo regno non esiste. Curiosità reale: è esattamente ciò che accade da noi. Infatti, l’Italia non ha mai istituito la zona contigua.
3. La Zona Economica Esclusiva (12 – 200 miglia nautiche)
Allontanandoci ulteriormente dalla costa, entriamo nella Zona Economica Esclusiva (ZEE), nella quale lo Stato costiero esercita dei diritti di sfruttamento delle risorse naturali, di esplorazione scientifica e vi estende le proprie regole in materia di protezione dell’ambiente marino. Questa fascia può estendersi fino a un massimo di 200 miglia nautiche dalla linea di base
L'istituzione di detta zona è rimessa alla volontà dello Stato costiero espressa in un apposito atto unilaterale. In mancanza, quello specchio di mare sarà alto mare (che analizzeremo subito dopo).
Ricordate all’inizio del film, quando i marinai a bordo della nave del Principe Erik cantano allegri mentre gettano le reti per pescare, per la disperazione di Re Tritone che considera i terrestri dei barbari “mangia-pesci”? Ci troviamo proprio in uno scenario da ZEE.
4. L’alto mare
L'alto mare è definito dalla Convenzione all'art. 86:
"Le disposizioni della presente parte della convenzione si applicano a tutte le aree marine non incluse nella zona economica esclusiva, nel mare territoriale o nelle acque interne di uno Stato".
Tutto ciò che non è mare territoriale, zona contigua, zona economica esclusiva, è da considerare alto mare.
Qual è la regola d’oro in questa zona? L’Articolo 87 stabilisce chiaramente il principio della libertà dell’Alto Mare. Infatti, afferma che
"L'Alto mare è aperto a tutti gli Stati, sia costieri, sia privi di litorale. La libertà dell'alto mare viene esercitata secondo le condizioni sancite dalla presente convenzione e da altre norme del diritto internazionale".
Essa include:
- la libertà di navigazione
- la libertà di sorvolo
- la libertà di posa di cavi e condotte sottomarine
- la libertà di costruire isole artificiali
- la libertà di pesca
- la libertà di ricerca scientifica.
È dunque un regime di libertà dovuto al fatto che l'alto mare è sottratto alla sovranità di qualunque stato. Tuttavia, il fatto di non appartenere a nessuno e che nessuno possa esercitarvi pretese di alcun tipo non significa che sia res nullius (cosa di nessuno). Al contrario l'alto mare è un bene giuridico collettivo.
Si pensi alla nave del Principe Eric quando si spinge nell’oceano aperto, ben lontano dalle coste del suo regno e ben oltre il mare territoriale controllato da Re Tritone. Dal punto di vista del diritto del mare, la nave sta navigando in Alto Mare.
In alto mare la sovranità scompare: né le guardie di Eric né quelle di Atlantica possono far valere le proprie leggi. Vale infatti una sola regola, la “giurisdizione dello Stato della bandiera”: ogni nave risponde solo al Paese a cui appartiene. In mezzo all’oceano, la nave di Eric segue solo le leggi del suo regno e il tridente di Tritone non ha più alcun potere. L’alto mare si conferma così per quello che è: uno spazio libero e di tutti.
Il diritto del mare, proprio come le correnti oceaniche, è un sistema complesso e affascinante. Che siate sirene, pesciolini o aspiranti navigatori, ricordate: anche la magia dell’oceano ha bisogno di regole per non trasformarsi in un mare di guai!






