

Nel regno di Kumandra, Raya vive in un mondo diviso dalla sfiducia. Cinque tribù un tempo unite si sono separate dopo il tradimento che ha portato alla distruzione della Gemma del Drago. Quando Raya incontra per la prima volta Namaari da bambina, le due stringono un’amicizia basata sulla fiducia reciproca. Raya condivide con lei il segreto della Gemma del Drago, aspettandosi lealtà in cambio.
Questo scambio rappresenta l’essenza di quello che il diritto chiama buona fede contrattuale: un comportamento leale e corretto che deve guidare le parti non solo durante l’esecuzione di un accordo, ma già dalle prime trattative.
Il nostro ordinamento giuridico riconosce questo principio in diverse norme del Codice Civile. L’articolo 1337 c.c. stabilisce che
“le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede”,
mentre l’articolo 1375 c.c. prescrive che
“il contratto deve essere eseguito secondo buona fede“.
Il tradimento di Namaari rappresenta una violazione grave di questo principio.
La buona fede non è solo una regola morale, ma un vero e proprio dovere giuridico. Questo principio esprime un generale principio di solidarietà sociale che, in ambito contrattuale, implica un obbligo di reciproca lealtà di condotta che deve presiedere sia all’esecuzione del contratto sia alla sua formazione e interpretazione.
Nel cartone, le conseguenze del tradimento si protraggono per anni. Raya diventa diffidente, incapace di fidarsi di chiunque. Questo riflette quello che accade nel diritto quando la buona fede viene violata: si genera un danno che va oltre l’aspetto economico, compromettendo la possibilità stessa di future collaborazioni.
La buona fede, infatti, non è un concetto astratto. Come stabilisce l’articolo 1175 del Codice Civile,
“il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza“.
Questo significa che ogni parte deve agire concretamente per preservare gli interessi dell’altra.
Quando Raya decide di fidarsi nuovamente, condividendo i frammenti della Gemma con le altre tribù, sta applicando praticamente il principio della buona fede.
Ogni tribù deve contribuire con il proprio frammento, sapendo che le altre faranno altrettanto. È un contratto basato sulla fiducia reciproca, dove ciascuna parte si impegna a rispettare l’accordo anche quando potrebbe trarne vantaggio comportandosi diversamente.
Il momento cruciale arriva quando Namaari deve scegliere se tradire nuovamente o rispettare la fiducia che Raya le ha accordato. La sua decisione di sacrificarsi per salvare Raya rappresenta il ripristino della buona fede, dimostrando che questo principio può essere ricostruito attraverso comportamenti concreti e coerenti.
La giurisprudenza riconosce che la violazione della buona fede può essere sanata attraverso comportamenti successivi che dimostrino il ritorno alla correttezza.
Come evidenziato dalla sentenza del Tribunale di Terni, il principio di buona fede:
“impone a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali“.
Riassumendo la vicenda del caso, il caso di Raya ci mostra come la buona fede contrattuale non è solo una regola tecnica, ma il fondamento stesso della convivenza civile.
Così come Raya impara a fidarsi nuovamente attraverso atti concreti di lealtà, così il diritto protegge e promuove la fiducia nei rapporti contrattuali attraverso il principio della buona fede, rendendo possibile quella collaborazione che è alla base di ogni società prospera.






