

Se c'è una cosa che i film d’animazione ci insegnano, è che anche nelle galassie più lontane la burocrazia e il diritto non vanno mai in vacanza. Quando pensiamo a Lilo & Stitch, le prime cose che vengono in mente sono le spiagge delle Hawaii, le canzoni di Elvis Presley e il celebre motto: “Ohana significa famiglia”.
Eppure, sotto la superficie di questa commedia fantascientifica, si nasconde un’allegoria del Diritto internazionale penale, in particolare per quanto riguarda lo Statuto di Roma, il funzionamento della Corte Penale Internazionale (CPI) e il complesso meccanismo della cooperazione giudiziaria. Preparatevi perché stiamo per analizzare il caso dell’Esperimento 626.
Il crimine internazionale e il Tribunale Galattico
Tutto ha inizio non sulla Terra, ma nel quartier generale della Federazione Galattica. Lo scienziato Jumba Jookiba viene processato per aver creato illegalmente l’Esperimento 626 (Stitch), un’arma genetica di distruzione di massa.
Traslando la scena nel nostro ordinamento, Jumba ha commesso un crimine che scuote la coscienza dell’intera comunità (galattica) internazionale. Siamo di fronte a un’ipotesi che ricorda i “crimini più gravi motivo di allarme per la comunità internazionale” previsti dall’articolo 5 dello Statuto di Roma, che elenca i crimini di competenza della Corte penale internazionale (genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione).
La Gran Consigliera, che presiede l’udienza, incarna perfettamente il ruolo della Corte Penale Internazionale: un organo supremo chiamato a giudicare le violazioni più gravi del diritto (inter)galattico. La sentenza è l’esilio per Stitch e l’arresto per Jumba. Ma, come ogni giurista sa, emettere una sentenza è solo l’inizio. Il vero problema è l‘esecuzione.
La fuga sulla Terra: il limite della Sovranità Statale
Stitch sfugge alla cattura e atterra sulla Terra, precisamente alle Hawaii. Qui emerge il primo, grande limite del diritto internazionale penale: perché la potente Federazione Galattica non polverizza semplicemente l’isola o non invia un esercito per catturare il latitante?
La risposta della Gran Consigliera è squisitamente giuridica: la Terra è un’area protetta (usata come “santuario per la riproduzione delle zanzare”). In termini di diritto internazionale, la Terra è uno Stato Sovrano. La CPI, proprio come la Federazione Galattica, non dispone di una propria forza di polizia. Non ha “caschi blu”, né agenti che possano operare liberamente sul territorio di uno Stato per arrestare un criminale. Per eseguire i propri mandati d’arresto, la Corte dipende interamente dalla cooperazione giudiziaria degli Stati (disciplinata dalla Parte IX dello Statuto di Roma, precisamente dagli articoli 86 e seguenti.). Se un ricercato si rifugia in uno Stato che non ha ratificato lo Statuto (uno “Stato non parte”), la Corte ha le mani legate, intrappolata dal principio di inviolabilità della sovranità territoriale.
La consegna sotto copertura e l’obbligo di cooperazione
Non potendo agire con la forza, la Federazione deve ricorrere a mezzi alternativi per il “trasferimento” (che nel nostro mondo chiameremmo consegna “surrender”). La Gran Consigliera invia sulla Terra l’Agente Pleakley (l’esperto del pianeta) e lo stesso Jumba, in incognito, per catturare Stitch senza farsi notare dai terrestri.
Questa missione clandestina rappresenta, seppur in forma comica e un po’ illegale, l’immenso sforzo diplomatico e le procedure di assistenza giudiziaria che la CPI deve attivare. La Corte deve inoltrare richieste formali di arresto e consegna (art. 89), sperando che le autorità locali, o in questo caso, gli agenti delegati, riescano a eseguire il mandato rispettando le procedure del luogo in cui si trova l’imputato.
Il colpo di scena finale: il Principio di Complementarietà
Il capolavoro dal punto di vista giuridico del film arriva però nella parte finale. Jumba e Pleakley falliscono, il Capitano Gantu distrugge mezza isola, e alla fine la stessa Gran Consigliera è costretta a scendere sulla Terra per arrestare fisicamente Stitch e riportarlo davanti alla giustizia galattica.
È in questo momento che Lilo, una bambina hawaiana, blocca l’intero sistema giudiziario intergalattico con un semplice pezzo di carta: il certificato di adozione del canile.
Lilo dichiara di aver comprato Stitch al canile cittadino, rendendolo legalmente di sua proprietà (o, in termini familiari, sotto la sua custodia). La Gran Consigliera prende il pezzo di carta, lo analizza e sentenzia affermando che costituisce la prova dell'adozione da parte della bambina.
Questa scena è la rappresentazione perfetta dell’Articolo 17 dello Statuto di Roma: il Principio di Complementarietà. A differenza dei tribunali ad hoc (come quelli per il Ruanda o l’ex Jugoslavia), la Corte Penale Internazionale non ha una giurisdizione “primaria” o esclusiva. Essa interviene solo ed esclusivamente se gli Stati nazionali non vogliono o non possono (“unwilling or unable”) portare avanti le indagini e il processo.
Il certificato del canile rappresenta il diritto interno, l’ordinamento nazionale della Terra. Nel momento in cui lo Stato (tramite il canile e la legge sulle adozioni) ha preso in carico la situazione in modo legittimo, la giurisdizione internazionale fa un passo indietro. La giustizia è stata “amministrata” a livello nazionale, rendendo l’intervento internazionale inammissibile.
La fine del film vede Stitch condannato al suo “esilio” proprio sulla Terra, sotto la supervisione della famiglia Pelekai. Un accordo perfetto che concilia le esigenze della giustizia galattica con il rispetto del diritto locale. Forse, se studiassimo lo Statuto di Roma guardando le avventure di questo piccolo alieno blu, capiremmo molto meglio perché le corti internazionali fanno tanta fatica a operare e perché, in fondo, la vera efficacia del diritto globale dipende sempre dalla volontà (e dalle leggi) dei singoli Stati. Perché Ohana significa famiglia, ma nel diritto internazionale, significa anche non scavalcare mai la giurisdizione di un altro Stato.





