

ESERCIZIO ARBITRARIO DELLE PROPRIE RAGIONI: DEFINIZIONE
L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni è un reato che si configura nell'ipotesi in cui una persona, dinanzi alla violazione di un suo diritto, invece di tutelarsi rivolgendosi ad un giudice, decide "di farsi giustizia da sé".
Per comprendere meglio di cosa si tratta, prendiamo l'esempio di Simba. Quest'ultimo quando scopre che il vero assassino di suo padre era suo zio Scar, invece di sottoporlo ad un regolare processo nel quale un giudice gli avrebbe comminato una pena e lo avrebbe condannato a risarcire il danno, decide in autonomia di esiliarlo. Ebbene, così facendo, Simba ha commesso il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
LA FATTISPECIE DI ESERCIZIO ARBITRARIO DELLE PROPRIE RAGIONI
In particolare il codice penale individua due fattispecie di questo reato: l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art. 392 c.p.) e quello con violenza sulle persone (art. 393 c.p.). È chiaro che nel caso di Simba si esercita una forma di violenza sulla persona.
CONDOTTA
La condotta, quindi, può consistere in una violenza esercitata sulle cose o contro le persone.
Le norme tutelano sia l'istituzione processo in senso generalmente inteso, quale forma primaria di risoluzione delle controversie, sia l'interesse privato.
Soggetto attivo del reato è colui che ritiene di essere titolare di un diritto o colui che eserciti legittimamente tale diritto per conto del proprietario.
La norma richiede che debba trattarsi di un diritto azionabile davanti al giudice. Secondo la tesi prevalente si deve trattare di un'azionabilità in concreto, cioè la reale possibilità di agire dinanzi al giudice. Nel nostro esempio, Simba avrebbe potuto far valere il suo diritto alla corte dei leoni, per avere il suo risarcimento del danno per la morte del padre e vedere condannato Scar anche dal punto di vista penalistico.
ELEMENTO SOGGETTIVO
Dal punto di vista dell'elemento soggettivo, è necessario il dolo generico per quanto attiene alla coscienza e volontà di farsi ragione da sé pur potendo ricorrere al giudice ma è altresì necessario il dolo specifico per quanto attiene alla rappresentazione di esercitare un diritto. È, quindi, sufficiente che l'autore agisca nella ragionevole convinzione di difendere un suo diritto.
Non avendo voluto intraprendere questa strada si è macchiato del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.






