

La giovane Ariel, innamorata del principe Eric, desidera con tutta sé stessa avere delle gambe per vivere sulla terra ferma. Per realizzare questo sogno, si rivolge alla strega del mare, Ursula.
Il patto è chiaro: Ariel le cederà la sua meravigliosa voce e, in cambio, sarà trasformata in un essere umano per tre giorni. La principessa acconsente e consegna la sua voce, che Ursula imprigiona in una conchiglia.
Questa situazione può essere utile per spiegare la scriminante del consenso dell'avente diritto, di cui all'art. 50 c.p., secondo cui:
"Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne".
Questa causa di giustificazione rende lecita una condotta che altrimenti sarebbe antigiuridica perché, in conseguenza della rinuncia del titolare alla conservazione del proprio bene, anche lo Stato rinuncia alla pretesa punitiva.
Nel nostro ordinamento, la sottrazione della voce potrebbe configurare il reato di lesioni personali gravissime (art. 583 co. 2 n. 3 c.p.), poiché la perdita della favella costituisce una grave menomazione fisica permanente.
Il consenso di Ariel potrebbe scriminare la condotta di Ursula, rendendola lecita ai sensi dell'art. 50 c.p.?
Vediamo quali sono le caratteristiche che il consenso deve avere per poter scriminare una condotta penalmente rilevante.
Deve essere attuale, nel senso che deve preesistere alla condotta lesiva. Il consenso di Ariel lo è: il patto è sottoscritto prima che Ursula le sottragga la voce.
Inoltre, deve essere libero, ossia manifestato senza costrizione fisica o psichica. Qui sorgono dubbi per Ariel: il suo desiderio disperato di avere le gambe potrebbe far sì che il suo consenso non sia pienamente libero, dato lo stato di soggezione psicologica verso Ursula, unica creatura marina che potrebbe darle quello che tanto sogna.
Ancora, deve essere informato e specifico: l’avente diritto deve conoscere la situazione e la condotta e l’evento devono essere circoscritti. Nel caso di Ariel e Ursula, le condizioni del “patto” sono chiare e documentate in un contratto.
Infine, anche all'interno di questi limiti, comunque non è possibile acconsentire alla lesione di qualunque diritto. Tradizionalmente, infatti, si riconosce un collegamento tra il consenso scriminante di cui all'art. 50 c.p. e l’art. 5 c.c., secondo cui sono vietati gli atti di disposizione del proprio corpo se causano una diminuzione permanente dell’integrità fisica o sono contrari a legge, ordine pubblico o buon costume.
Questi diritti sono definiti indisponibili e, rispetto ad essi, il consenso si considera privo di efficacia.
Nel caso di Ariel, la perdita permanente della voce è una diminuzione dell’integrità fisica che la legge vieta, rendendo il suo consenso inefficace a scriminare il fatto.






