

Nella fiaba La Bella e la Bestia, una scena rilevante è lo scontro tra Gaston e la Bestia presso il castello di quest'ultimo.
Gaston, seguito da una folla armata, ha l'obiettivo di eliminare la Bestia. Una volta raggiunto il castello, affronta direttamente la Bestia, con forti colpi e varie offese verbali.
La Bestia, inizialmente, non reagisce: è apatica, provata, quasi rassegnata. Ma quando l'aggressione di Gaston si intensifica, la sua reazione esplode in modo violento e istintivo.
La Bestia ribalta la situazione, sopraffà Gaston, lo ferisce, lo domina completamente, ma poi si ferma e gli risparmia la vita.
Innanzitutto, va osservato come la Bestia agisca – o meglio reagisca – per difendersi. Può dunque essere considerato esente da responsabilità penale per legittima difesa?
Orbene, affinché possa ritenersi integrata la legittima difesa ex art. 52 c.p., occorre che ne sussistano i presupposti.
Secondo l'art. 52 c.p.
"Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Il primo requisito è l'offesa ingiusta, ossia un'aggressione ingiustificata contro un diritto proprio o altrui, sia personale che patrimoniale.
Nel caso di specie, essa è evidente: Gaston pone in essere un'aggressione armata, violenta e intenzionalmente lesiva. Si tratta di una condotta non solo antigiuridica, ma gravemente pericolosa per l'incolumità della Bestia.
Il secondo requisito è l'attualità del pericolo, ossia un pericolo imminente e persistente.
Nella fiaba l'aggressione è in corso, concreta e non meramente eventuale. La Bestia si trova, infatti, in una situazione in cui il rischio per la propria integrità fisica è immediato.
Il terzo requisito è la necessità della difesa, ossia la reazione deve essere funzionale a respingere l'offesa e non sostituibile con altre condotte meno lesive.
Sul punto va sottolineato come nella fase iniziale dello scontro, la reazione della Bestia sia necessaria, poiché non ha alcuna alternativa per sottrarsi all'aggressione di Gaston.
Infine, occorre la proporzione tra offesa e difesa.
Ora, nella prima fase la reazione della Bestia appare proporzionata (visto che respinge un attacco armato); successivamente, quando Gaston è ormai sopraffatto e disarmato, la prosecuzione della violenza rischierebbe di eccedere i limiti della difesa, integrando l'eccesso colposo ex art. 55 c.p..
Ed invero, qualora la reazione difensiva superi i limiti della necessità o della proporzione per errore o per inadeguata valutazione della situazione, l'agente risponde a titolo di colpa.
Nel caso della Bestia, il rischio di sconfinare in tale eccesso è concreto nel momento in cui domina completamente l'avversario.
Tuttavia, la Bestia si ferma: pur potendo uccidere Gaston, la Bestia sceglie di non farlo e così evita sia la consumazione di un fatto più grave (omicidio), sia la configurazione dell'eccesso ex art. 55 c.p..
Pertanto, quando reagisce all'attacco di Gaston, la Bestia vuole proteggersi da un pericolo concreto; se colpisse solo per la rabbia dovuta per le offese subite, senza un reale bisogno di difendersi, potrebbe invece essere riconosciuta la provocazione.
La circostanza attenuante della provocazione prevista dall'art. 62 n. 2 c.p. consiste nell'aver agito in uno "stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui".
La norma richiede tre presupposti: il fatto ingiusto altrui, lo stato d'ira determinato da tale fatto e il rapporto di immediatezza tra provocazione e reazione.
Il fatto ingiusto è un comportamento oggettivamente contrario alle regole dell'ordinamento o, quantomeno, alle regole fondamentali della convivenza sociale. Non ogni sgarbo, non ogni parola sgradita sono, quindi, sufficienti.
Lo stato d'ira non coincide con una generica rabbia o risentimento. È, infatti, una condizione emotiva intensa, che incide sulla capacità di autocontrollo dell'agente, determinando una reazione.
Infine, per quanto concerne l'immediatezza, la reazione deve essere strettamente collegata al fatto provocatorio, senza intervalli temporali tali da consentire una riflessione lucida o una pianificazione. L'immediatezza non deve, però, essere intesa come una reazione istantanea.
In base ai rilievi svolti, emerge come la legittima difesa richieda un pericolo attuale e una reazione necessaria e proporzionata; la provocazione richiede invece uno stato d'ira e un rapporto di immediatezza tra fatto ingiusto e reazione, ma non la necessità della condotta.
Tornando alla fiaba, la reazione della Bestia è senza alcun dubbio necessaria per salvarsi, immediata e molto forte: tuttavia, il suo impulso si esaurisce quando la Bestia sceglie di non uccidere.
Nonostante l'ingiustizia subita e l'iniziale esplosione emotiva, la Bestia recupera il controllo, un'importante caratteristica (umana) del protagonista.






