

In La Bella e la Bestia uno dei momenti più drammatici è l'assalto al castello. Gaston, convinto che la Bestia sia una minaccia, raduna gli abitanti del villaggio e, alimentando in loro la paura, li conduce all'attacco.
Nella fiaba la scena è molto intensa ma, se la si guarda con le lenti del diritto internazionale, solleva una domanda cruciale: la paura di una minaccia giustifica l'uso della forza? La risposta nel diritto internazionale è molto chiara: no.
Il divieto dell'uso della forza: la regola di base
Dopo la Seconda guerra mondiale, la comunità internazionale ha scelto una regola fondamentale: la guerra non può più essere uno strumento "normale" di risoluzione delle controversie e nemmeno le cause ritenute "giuste" autorizzano automaticamente la violenza.
L'art. 2 paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che:
"Gli Stati devono astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato".
Questo principio vale per tutti: la forza non può essere usata per punire, vendicarsi o prevenire un pericolo percepito.
Le eccezioni al divieto dell'uso della forza: la legittima difesa
L'art. 51 della Carta ONU prevede però un'eccezione fondamentale al divieto dell'uso della forza: la legittima difesa.
"Nessuna disposizione della Carta pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintanto che il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale".
Quindi, il diritto internazionale riconosce che uno Stato non può essere costretto a subire un attacco armato senza reagire. Tuttavia, questa eccezione ha dei requisiti molto precisi:
deve esserci un attacco armato in corso o che sia in procinto di essere sferrato (imminenza dell'attacco);
la reazione deve essere necessaria, proporzionata ed immediata;
lo stato deve informare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU delle misure intraprese.
Tuttavia, nel caso della Bestia non c'è un attacco armato in corso, né una reazione immediata a un'aggressione, né tantomeno la necessità di difendersi per fermare una violenza attuale.
Gaston e la logica della legittima difesa "preventiva"
Gaston non decide di attaccare la Bestia perché questa lo ha aggredito o ha causato devastazione nel villaggio, ma perché, percependola come "diversa" da tutti loro e quindi pericolosa, teme che possa rappresentare una futura minaccia.
La logica di Gaston si può assimilare a quella della legittima difesa preventiva. È l'ipotesi, invocata da alcuni Stati, per cui a fronte di una minaccia che uno Stato considera reale proveniente da un altro Stato, il primo sferra un attacco contro il secondo senza che sussista alcuna precedente violazione del divieto dell'uso della forza.
Tuttavia il diritto internazionale rifiuta questo ragionamento: la minaccia percepita non equivale a un attacco armato. La legittima difesa preventiva è esclusa ed integra una violazione grave del divieto dell'uso della forza.
Pertanto, si arriva alla conclusione che l'assalto al castello non è difesa, ma aggressione!
Il timore e la paura non giustificano l'uso della forza
Nel villaggio, Gaston sfrutta il timore della gente: trasforma la Bestia in un mostro agli occhi di tutti e fa sembrare l'attacco l'unica soluzione possibile. Nel diritto internazionale, però, la paura non è una giustificazione giuridica. Consentire al timore di giustificare la violenza significherebbe far vacillare l'intero sistema di sicurezza internazionale.
Violenza collettiva e responsabilità
Un elemento interessante è che Gaston non agisce da solo, ma coinvolge gli abitanti del villaggio trasformando la paura individuale in violenza collettiva. Nel diritto internazionale questo meccanismo è ben noto: la responsabilità per l'uso della forza non scompare solo perché l'azione è condivisa o "popolare".
Che sia un singolo Stato o un gruppo di Stati, la violenza è illecita se non rientra nelle eccezioni previste!
La Bella e la Bestia mostra in modo limpido ciò che il diritto internazionale cerca di evitare: l'uso della forza fondato su paura e pregiudizio. Gaston è convinto di avere ragione, eppure il diritto internazionale insegna che sentirsi nel giusto non basta. La forza è vietata proprio per impedire che l'emotività, l'impulsività e la paura determinino le decisioni più gravi.






