

Nel sequel Disney “Oceania 2”, Vaiana si imbarca in una nuova avventura per raggiungere l’isola perduta di Motufetu e spezzare la maledizione che tiene separate le popolazioni del mare. Questa volta non viaggia da sola: con lei c’è un equipaggio di coraggiosi navigatori che, pur conoscendo i pericoli dell’impresa, scelgono volontariamente di seguirla. Tempeste, creature marine ostili e acque inesplorate minacciano costantemente la spedizione, ma ogni membro dell’equipaggio ha accettato consapevolmente questi rischi per il bene comune.
Questa dinamica narrativa offre una perfetta chiave di lettura per comprendere un principio fondamentale del diritto civile: l’assunzione volontaria del rischio e i suoi effetti sulla responsabilità e sul risarcimento del danno.
Nel nostro ordinamento giuridico, quando una persona sceglie liberamente di esporsi ad un pericolo conosciuto, questa decisione non rimane senza conseguenze dal punto di vista legale. Come i compagni di Vaiana che salgono a bordo sapendo delle insidie che li attendono, chiunque accetti volontariamente un rischio deve fare i conti con le implicazioni giuridiche di tale scelta. Tuttavia, e qui sta il punto cruciale, l’accettazione del rischio non equivale automaticamente a una rinuncia totale alla tutela legale.
Il principio trova la sua base normativa nell’art. 2050 del Codice civile, che disciplina la responsabilità per l’esercizio di attività pericolose. La norma stabilisce che
“chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”
Questa disposizione è particolarmente significativa perché riconosce l’esistenza di attività intrinsecamente rischiose – come la navigazione in acque pericolose – senza per questo escludere a priori ogni forma di tutela per chi vi partecipa.
Quando Vaiana e il suo equipaggio affrontano le tempeste dell’oceano, stanno partecipando a quella che il diritto definirebbe un’attività pericolosa. Se uno di loro subisse un danno a causa della negligenza di un altro membro dell’equipaggio – per esempio, per il mancato rispetto delle procedure di sicurezza – il fatto di aver accettato volontariamente di partecipare alla spedizione non escluderebbe automaticamente il diritto al risarcimento. Il danneggiato dovrebbe però confrontarsi con il fatto che la sua scelta consapevole di esporsi al pericolo può influire sulla valutazione della responsabilità e sull’entità del risarcimento.
L’assunzione volontaria del rischio non copre ogni tipo di danno, ma solo quelli che rientrano nell’ambito dei pericoli specificamente accettati. Accettare il rischio di navigare in acque tempestose non significa accettare anche il rischio derivante dalla negligenza altrui nella manutenzione delle attrezzature di sicurezza o nel rispetto delle procedure operative.
Il diritto riconosce inoltre che l’assunzione del rischio deve essere genuinamente volontaria e informata. Nella fiaba, ogni membro dell’equipaggio di Vaiana ha una chiara comprensione dei pericoli che li attendono ma sceglie liberamente di affrontarli. Questa consapevolezza è essenziale dal punto di vista giuridico: l’assunzione del rischio è valida solo quando la persona ha una reale conoscenza dei pericoli specifici dell’attività e mantiene la libertà di scegliere se parteciparvi.
L’insegnamento che emerge dalla storia di Vaiana è che la libertà di scegliere il rischio rappresenta un valore fondamentale che il diritto deve proteggere, ma questa libertà non può trasformarsi in uno strumento per eludere le responsabilità.
Il diritto civile, attraverso il principio dell’assunzione volontaria del rischio, cerca di bilanciare due esigenze fondamentali: da un lato, il rispetto dell’autonomia individuale e della libertà di scelta; dall’altro, la tutela delle persone contro comportamenti negligenti o dolosi. Come Vaiana e il suo equipaggio dimostrano che il coraggio non significa incoscienza, così il diritto dimostra che accettare un rischio non significa rinunciare a ogni protezione.
La vera sfida, tanto nella navigazione quanto nel diritto, sta nel distinguere tra i pericoli che fanno parte dell’avventura e quelli che derivano dall’irresponsabilità umana.






