

La storia Disney di La Bella Addormentata nel Bosco ruota attorno a un gesto decisivo per la vita di Aurora: il bacio del principe. Grazie a questo bacio, il principe interrompe l'incantesimo, restituisce la vita ad Aurora e consente il lieto fine. Nella tradizione delle fiabe, il bacio salvifico del principe è presentato come giusto, perché salva qualcuno. Tuttavia, se letto attraverso la filosofia del diritto e la filosofia femminista, il gesto solleva una questione centrale, quella del consenso.
Nel diritto naturale, kantiano per esempio, la dignità della persona è considerata intrinseca e inviolabile: la persona è sempre fine e mai mezzo. L'autodeterminazione, dunque, costituisce il nucleo della soggettività giuridica e morale, e il consenso ne rappresenta la manifestazione concreta. Nella fiaba, però, la principessa è priva di coscienza e di volontà: il suo corpo è presente ma lei è passiva e non ha alcuna possibilità di decidere. Il gesto che la "salva" avviene dunque senza che lei possa esprimere alcuna forma di assenso.
Questa dinamica riflette una giustizia utilitaristica, in cui l'intenzione e il lieto fine legittimano l'azione. Il principe agisce perché sa cosa è giusto e, nel fare questo, incarna una logica problematica. Il bene, obiettivo dell’azione del principe, viene considerato oggettivo, riconoscibile dall'esterno e da terzi, ma anche realizzabile in assenza di consenso. La libertà della protagonista non è dunque negata, ma resa irrilevante.
Una giustizia "critica", invece, sposta l'attenzione dall'esito all'atto. Ciò che conta non è solo che il risultato sia positivo, ma che il gesto rispetti la libertà e la dignità della persona. Un'azione compiuta su un corpo non consenziente resta problematica, anche se produce effetti benefici.
Come mostra la filosofa francese Manon Garcia (1985), in Di cosa parliamo quando parliamo di consenso (2022), il consenso non è un criterio neutro o automatico, ma un concetto profondamente intrecciato alle relazioni di potere. Un gesto non è giusto solo perché produce un buon risultato: deve rispettare le condizioni che rendono possibile una volontà libera. In questo senso, un'azione compiuta su un corpo non consenziente resta problematica, anche quando è narrata come salvifica.
Riletta in questa prospettiva, La Bella Addormentata consente di comprendere la tensione tra due modelli di giustizia: uno fondato sulla salvezza dall'alto, l'altro sul riconoscimento dell'autodeterminazione come fondamento della dignità umana e del diritto.






