

La trama di Oceania offre uno spunto interessante per comprendere il sistema di riparto della giurisdizione nel nostro ordinamento.
Come accade spesso nelle fiabe, infatti, il percorso della protagonista non consiste soltanto nel raggiungere una meta, ma soprattutto nell’individuare la strada corretta per arrivarvi.
Allo stesso modo, nel diritto amministrativo, la tutela di una posizione giuridica non dipende esclusivamente dalla fondatezza della pretesa, ma anche dall’individuazione del giudice competente a conoscerla.
Vaiana intraprende il proprio viaggio per restituire il cuore a Te Fiti e ristabilire l’equilibrio compromesso nel suo mondo.
La sua missione può essere letta come la ricerca della tutela di una posizione giuridica lesa.
Il cuore di Te Fiti rappresenta il bene della vita che il soggetto intende conseguire o conservare, mentre l’Oceano, che accompagna e orienta la protagonista lungo il percorso, richiama il sistema delle tutele giurisdizionali predisposto dall’ordinamento.
Il punto centrale del viaggio è costituito dalla necessità di comprendere la causa dello squilibrio e individuare il soggetto responsabile del suo ripristino.
Analogamente, nel riparto di giurisdizione il problema non consiste soltanto nell’accertare l’esistenza di una lesione, ma nel comprendere quale sia la natura della posizione giuridica coinvolta.
Da un lato si collocano i diritti soggettivi, caratterizzati da una tutela piena e immediata; dall’altro gli interessi legittimi, che emergono quando il soddisfacimento dell’interesse del privato dipende dall’esercizio di un potere pubblico.
È proprio questa distinzione a costituire il criterio tradizionale di riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo.
In questa prospettiva, la figura di Maui può essere assimilata alla Pubblica Amministrazione.
Egli dispone di poteri straordinari che gli altri personaggi non possiedono e le sue azioni sono in grado di incidere sull’equilibrio dell’intero mondo circostante. Non si tratta di un soggetto che opera sullo stesso piano degli altri protagonisti, ma di una figura dotata di prerogative speciali, le cui decisioni producono effetti che travalicano la sfera individuale.
Proprio come accade nei rapporti tra cittadino e amministrazione, il problema non è tanto l’esistenza del potere, quanto il modo in cui esso viene esercitato.
Quando il privato lamenta che l’amministrazione abbia utilizzato il proprio potere in violazione della legge, la situazione giuridica coinvolta assume normalmente la consistenza di interesse legittimo e la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo.
L’Oceano che guida Vaiana nel corso del viaggio richiama, sotto questo profilo, la funzione svolta dal giudice amministrativo.
Esso non sostituisce costantemente le scelte dei protagonisti né decide al loro posto quale direzione intraprendere. Piuttosto, interviene affinché il percorso possa svilupparsi secondo l’ordine che governa il mondo.
Analogamente, il giudice amministrativo è chiamato a verificare che il potere pubblico sia stato esercitato nel rispetto della legge, senza sostituirsi ordinariamente all’amministrazione nelle valutazioni che le sono riservate.
Diversa è invece la logica che caratterizza i rapporti tra i membri della comunità delle isole. In tali relazioni nessuno esercita un potere autoritativo e i soggetti si trovano in una posizione sostanzialmente paritaria.
Le eventuali controversie riguardano pertanto diritti soggettivi e trovano la loro sede naturale davanti al giudice ordinario, tradizionalmente individuato come il giudice dei diritti.
La parte più interessante della metafora emerge tuttavia nella fase finale della storia, quando Vaiana comprende che Te Kā e Te Fiti non sono realtà contrapposte, ma manifestazioni della medesima entità.
Per gran parte del racconto ciò che appare è una netta distinzione tra due figure apparentemente incompatibili e solo successivamente emerge la loro sostanziale unità.
Un meccanismo analogo può essere rinvenuto nella disciplina della giurisdizione esclusiva.
Il criterio ordinario distingue diritti soggettivi e interessi legittimi, attribuendone la tutela a giudici differenti.
Vi sono però alcune materie nelle quali il legislatore ha ritenuto opportuno concentrare davanti al giudice amministrativo la cognizione sia degli interessi legittimi sia di determinate posizioni di diritto soggettivo. Ciò avviene, ad esempio, in settori quali l’urbanistica, l’edilizia, le concessioni e gli appalti pubblici, nei quali la stretta connessione tra funzione amministrativa e posizioni giuridiche coinvolte rende preferibile una tutela unitaria.
La scoperta finale di Vaiana consente allora di comprendere come dietro categorie apparentemente separate possa celarsi un’esigenza di ricomposizione e concentrazione della tutela.
Così come la protagonista riesce a ristabilire l’equilibrio solo comprendendo la vera natura del problema, allo stesso modo l’interprete può individuare correttamente il giudice competente soltanto qualificando in modo corretto la situazione giuridica fatta valere.
In definitiva, il viaggio di Vaiana rappresenta efficacemente il percorso che ogni giurista è chiamato a compiere di fronte a una questione di giurisdizione.
Prima ancora di interrogarsi sul merito della pretesa, occorre individuare la strada processuale corretta. Come la protagonista di Oceania comprende che il successo della missione dipende dalla capacità di seguire la giusta rotta, così il cittadino deve comprendere se la tutela richiesta appartenga al giudice ordinario o al giudice amministrativo.
Soltanto una volta individuato il percorso corretto sarà possibile giungere alla destinazione finale, rappresentata dall’effettiva tutela della posizione giuridica lesa.





