

Una delle scene più famose de Il re Leone è quella in cui Mufasa solleva Simba sulla Rupe dei Re, pronunciando la celebre frase: “Tutto ciò che è illuminato dal sole è il nostro regno”.
Questo è un esempio dell’enunciazione di un diritto di proprietà di matrice lockiana. Per John Locke, la proprietà privata e la sovranità si legittimano attraverso la capacità dell’individuo di delimitare un territorio e di organizzarlo tramite il proprio lavoro. Il regno di Mufasa non è un bene comune, bensì una proprietà dinastica, i cui confini sono tracciati dalla sovranità esclusiva del leone, che trasforma lo spazio selvaggio in un dominio ordinato e gerarchico.
Questa dinamica riflette la teoria lockiana nel Secondo trattato sul governo (1690), in cui la terra viene sottratta allo stato di natura nel momento in cui il sovrano vi impone il proprio controllo. Mufasa, in quanto predatore, giustifica il suo potere attraverso la gestione del cosiddetto “Cerchio della Vita“: un sistema produttivo in cui ogni creatura ha un ruolo assegnato. Poiché il sovrano è colui che garantisce l’ordine e la produttività del territorio, egli acquisisce il diritto naturale di escludere chiunque minacci l’integrità del suo possesso. In quest’ottica, l’espulsione delle iene è l’esercizio di una prerogativa proprietaria volta a difendere la “proprietà” del regno dalle forze del caos.
In conclusione, il lieto fine del Re Leone, che vede il ritorno di Simba sul trono, sancisce il ripristino di un ordine in cui la giustizia coincide con la titolarità del possesso. La narrazione Disney ci mostra che il potere è legittimo quando il sovrano dimostra di saper governare efficacemente la sua proprietà.
La libertà e il consenso dei sudditi diventano così variabili irrilevanti: il sovrano è buono non perché eletto o consenziente, ma perché incarna il legittimo proprietario di un bene, ovvero il regno, che, attraverso il suo operato, garantisce la conservazione della vita all’interno dei confini tracciati dal suo diritto.






