

Nella città di Nottingham, il principe Giovanni regna con l’inganno e opprime i suoi sudditi, impoverendoli con tasse ingiuste. In questo regno, Robin Hood ruba ai ricchi e dona il bottino ai poveri. I suoi atti, come il furto, la rapina e il danneggiamento, sono indubbiamente reati, punibili dalla legge del regno.
Tuttavia, l’articolo 8 del Codice Penale italiano ci offre una chiave di lettura diversa. Questo articolo distingue i delitti comuni da quelli con una finalità politica.
Il delitto politico è definito, al comma 3, come un reato che offende un interesse politico dello Stato o un diritto politico del cittadino (c.d. delitto "oggettivamente" politico) e, comunque, il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici (c.d. "soggettivamente" politico).
Nel film Disney, la condotta di Robin Hood ha una chiara motivazione politica e potrebbe essere considerata delitto politico dal punto di vista soggettivo. Infatti, un reato comune è soggettivamente politico allorché sia qualificato da un movente strettamente politico: questo si verifica quando il soggetto agente sia stato determinato, in tutto o in parte, a delinquere al fine di incidere sull’esistenza, costituzione e funzionamento dello Stato ovvero favorire o contrastare idee o tendenze politiche dello Stato.
Quella di Robin Hood è una reazione diretta all'oppressione fiscale e all'ingiustizia sociale imposte da un governante considerato illegittimo, il principe Giovanni. La sua lotta non è per il proprio interesse, ma per la giustizia sociale e per la legittimità del potere, un'impresa intrinsecamente politica.
Secondo questa lettura, un ribelle come Robin Hood, che commette lo stesso reato per una causa politica, non è un semplice ladro ma è responsabile di un delitto comune (il furto) con una finalità politica.
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